Mis(S)conosciute - La newsletter #7

Scrittrici (e altre cose) tra parentesi

Ciao!

Questa è la newsletter di Mis(S)conosciute - scrittrici tra parentesi: noi siamo Giulia Morelli, Maria Lucia Schito e Silvia Scognamiglio e in questo spazio parliamo di tutto ciò di cui secondo noi si parla ancora troppo poco e di tutte quelle tematiche sulle quali vorremmo porre l’accento e accendere riflessioni. Le newsletter precedenti puoi trovarle qui.

Per tante persone settembre è un po' un secondo capodanno, il mese degli inizi: comincia l'ultimo quadrimestre dell'anno carico di buoni propositi, elenchi di cose da fare e cambiamenti che si vorrebbero realizzare.

Per noi questo settembre è arrivato troppo in fretta, senza darci il tempo di stilare una lista da spuntare, anche perché i nostri buoni propositi ci accompagnano ogni giorno dell'anno e non possiamo fare altro che festeggiare quando finalmente riusciamo a concretizzarne qualcuno. 

A proposito di festeggiamenti, qualche giorno fa Giulia Caminito - che ha inaugurato la rubrica “Scrittrice legge scrittrice” di questa newsletter (e per questo la consideriamo un po’ la sua madrina) - ha vinto il Premio Campiello con il suo romanzo L’acqua del lago non è mai dolce e abbiamo gioito del suo meritatissimo traguardo. 

Qualche piccolissimo traguardo lo abbiamo raggiunto anche noi comunque, senza neanche rendercene conto, quindi già che ci siamo ne stiliamo la lista (già spuntata) insieme a voi che ci leggete: 

- il 26 settembre Mis(S)conosciute compie due anni (!)

- Dopo tanto patire, il 21 giugno siamo diventate l'associazione di promozione sociale Mis(S)conosciute (!!)

- Oggi, 8 settembre, esce il 7 episodio del nostro podcast!

Come ormai sapete, il podcast di Mis(S)conosciute non è scandito da tempistiche rigorose e disciplinate: è una creatura autonoma che ci lascia il tempo di studiare, leggere e assorbire le storie delle Mis(S)conosciute che scegliamo di raccontare. 

Per voi che ci seguite, che ogni mese ci leggete, che ci ascoltate e soprattutto ascoltate le nostre Mis(S)conosciute, abbiamo pensato di lanciare qui in anteprima questo nuovo episodio a cui lavoriamo da un anno: trovate una presentazione dell'autrice nella rubrica Bio(S)conosciute di questa newsletter e qui il link per ascoltare l’episodio.

Olga Tokarczuk

Un paio di anni fa ci siamo avventurate in un universo narrativo composto da tanti livelli di realtà, molteplici strati di storie provenienti dalla mente e dalla penna di una sola persona: la scrittrice polacca Olga Tokarczuk. Famosissima in Polonia, Mis(S)conosciuta nel resto del mondo fino a metà 2019, molto più nota oggi grazie al Nobel che le è stato assegnato nel 2018 ma consegnato solo un anno più tardi, Olga Tokarczuk è nata il 29 gennaio 1962 a Sulechow, una cittadina della Bassa Slesia a 200 chilometri da Breslavia, in Polonia, dove è cresciuta. 

Studia nella Varsavia comunista degli anni '80 e dopo la laurea esercita la professione di psicoterapeuta: scava nel vissuto degli altri.

Tutto diventerà materiale per i suoi libri: a partire dal 1993, scrive e pubblica circa 16 opere con un ritmo serratissimo. Il successo arriva nel 1996 con il romanzo Nella quiete del tempo, basato su storie tramandate dalla nonna materna. Tradotto in diverse lingue, è il romanzo che afferma Olga anche sulla scena letteraria internazionale, al di là dei confini imposti dalla lingua polacca. 

Nel 2008 vince il più importante premio letterario polacco, Nika, con il romanzo Bieguni (I Vagabondi), riconoscimento che riceverà anche nel 2014 per il suo romanzo enciclopedico The books of Jacob, che quest’anno dovrebbe uscire in traduzione italiana. 

La Bio(S)conosciuta del mese è lei e c'è un motivo se la rubrica in questa occasione è particolarmente stringata: Olga Tokarczuk è infatti la protagonista del nuovo episodio del podcast Mis(S)conosciute - scrittrici tra parentesi.

Abbiamo deciso di regalare l'episodio in anteprima a chi ci segue in quest'avventura mensile dall'inizio: l’episodio di Mis(S)conosciute su Olga Tokarczuk è disponibile su tutte le piattaforme. 

Come sempre un ringraziamento speciale va ad Alessandra Masi e alla sua  voce, a Monica Lasagni e alle sue splendide illustrazioni, agli Shijo-X per la sigla. 

Buon ascolto! 

Uno spazio in cui una scrittrice ospite consiglia ai lettori di #missconosciute un’autrice da leggere: la sua autrice preferita, una scrittrice troppo poco nota, poco pubblicata, un libro poco conosciuto di un’autrice famosa o la scrittrice che secondo lei tutti dovrebbero leggere. 

Milva Maria Cappellini è nata a Pistoia, dove è tornata a vivere e a insegnare. Ha scritto molto (editoria scolastica e lessicografia, saggi e apparati critici), ma solo poca narrativa: un romanzo insieme a Roberto Piumini (Il dio delle donne, Edilet, Roma 2010) e la raccolta di racconti Ferite(Corsiero, Reggio Emilia 2021). 

Leda Rafanelli, o dell’appartenere a se stessa

Mi sono donata questo nome, oltre il bel nome che porto, 

poi che Diali vuol dire: di me stessa,

ed io ho sempre appartenuto solo a me stessa 

(Leda Rafanelli)

Leda Rafanelli nasce a Pistoia nel 1880, in una famiglia piccolo-borghese che presto cade in disgrazia a causa di certe vicissitudini giornalistico-giudiziarie del padre. Leda diventa, dopo pochi anni di scuola, operaia di tipografia, incontra l’ideale libertario e si innamora delle parole, della loro bellezza, del loro potere: pubblica giovanissima poesie e interviene su innumerevoli giornali di area socialista e poi anarchica. Un misterioso viaggio – che sostiene di aver compiuto all’esordio del Novecento - nell’Egitto delle grandi piramidi e dei fuoriusciti italiani diventa il nucleo della sua assidua narrazione di sé. Ventenne, si trasferisce a Firenze e in seguito a Milano, fondando case editrici, leggendo, scrivendo, frequentando le figure più eminenti del mondo rivoluzionario ma anche i protagonisti della cultura e dell’arte. È militante e propagandista anarchica, scrittrice infaticabile e poligrafa, artista, calligrafa, editrice coraggiosa, donna libera. Convertita all’Islam, vegetariana rigorosa, studia l’arabo e veste all’orientale, con abiti arabi e pesanti monili, ma soprattutto propugna e pratica ideali di pacifismo integrale, antirazzismo, anticolonialismo, multiculturalità, ed elabora un pensiero ricco e plurale nonché una peculiarissima forma di femminismo. Vive libere storie d’amore, anche con uomini destinati alla celebrità: il giovane Mussolini socialista, il pittore Carrà non ancora celebre, l’editore Giuseppe Monanni, e infine i “quattro uomini d’Oriente”. Durante il fascismo, che ne censura il lavoro editoriale, Rafanelli vive appartata, continuando però a pensare e a scrivere senza sosta. Mussolini cercherà invano di rientrare in possesso del loro carteggio, che appare a stampa nel dopoguerra con il titolo Una donna e Mussolini. Dopo la morte prematura del figlio, Leda cresce i nipoti mettendo a frutto nell’attività di chiromante la propria sensibilità straordinaria e mantenendosi fedele all’ideale libertario. Muore a Genova nel 1971. Per tutta la sua vita, Leda si è definita ed è stata Djali, “colei che appartiene solo a se stessa”.

***

Le carte di Rafanelli, edite e inedite, sono conservate da Fiamma Chessa nell’Archivio “Famiglia Berneri-Aurelio Chessa” di Reggio Emilia. A lei è stato di recente dedicato, tra l’altro, Leda. Che solo amore e luce ha per confine, graphic novel disegnato da Sara Colaone e sceneggiato da Francesco Satta e Luca de Santis (Coconino Press, Roma 2016). 

La produzione di Leda Rafanelli è sterminata, e va dagli opuscoli politici ai romanzi sociali, dalla narrativa per ragazzi al feuilleton, dalle prose poetiche alle pagine memoriali. Alcune sue opere sono state edite o riedite in anni recenti: l’inedito Memorie d’una chiromante; I due doni e altre novelle orientali (entrambe per Nerosubianco, Cuneo, 2010 e 2014); L’Oasi. Romanzo arabo (Corsiero, Reggio Emilia 2017).

Nei prossimi mesi uscirà, sempre per i tipi del Corsiero, una nuova edizione di Incantamento, pubblicato nel 1921, in cui Leda trasfigura l’incontro con Mussolini e la storia che con lui – all’epoca direttore dell’«Avanti!» – visse tra la primavera del 1913 e l’autunno del 1914, prima del voltafaccia interventista del futuro dittatore.  

***

Tra i suoi libri, Leda stessa riteneva il migliore L’Oasi. Romanzo arabo, pubblicato nel 1929 – l’epoca della feroce repressione fascista in Cirenaica - con lo pseudonimo maschile di Étienne Gamalier, e di cui lei figurava come traduttrice.

È una narrazione potente, L’Oasi, che in una trama d’amore e di esotismo afferma pratiche nuove e ideali radicalmente alternativi. La passione sensuale e dolorosa tra una fanciulla beduina e un giovane giornalista francese, affascinato dalle bellezze arabe ma convinto delle ragioni e delle retoriche del colonialismo, si intreccia con le storie di due europei colti e consapevoli, convertiti pienamente all’Islam e alla saggezza orientale. Sullo sfondo, il deserto percorso da carovane di berberi, le comunità di coloni affamati di ricchezze, i poveri villaggi di capanne e i lussuosi alberghi di Tunisi. 

Ma alla vicenda sentimentale esotica, degna del più esemplare romanzo d’appendice, Leda Rafanelli intreccia un discorso politico e culturale forte e preciso, confutando punto su punto gli argomenti delle potenze conquistatrici e le mistificazioni degli intellettuali europei, contrastando il militarismo e il razzismo, l’imperialismo e il suprematismo bianco e maschio, il consumismo vorace e cieco, e condannando senza appello lo scempio del pianeta e degli esseri viventi perpetrato dall’Occidente capitalista. Anche la consuetudine del madamato - che qualcuno vuole ancora oggi minimizzare o addirittura giustificare in nome di un abominevole patriarcato - è raccontata da Leda in tutto il suo orrore devastante, nella lacerazione di corpi e anime che evoca lo strazio coloniale dell’Africa intera.  E dopo la Grande guerra, che devasta l’Europa come il ghibli che spazza le dune, nell’Oasi sono soprattutto le donne – intrepide, affascinanti, fortissime – a elaborare e realizzare valori di pace e comprensione, cura, riconciliazione, giustizia. 

È assai dubbio che Leda Rafanelli, la quale si vantava di avere nelle vene sangue zingaro tunisino, abbia mai visitato l’Oriente: ma leggendo le parole con cui descrive il deserto spazzato dal ghibli si ha voglia di credere che davvero abbia calcato quella sabbia, che davvero abbia sentito il soffio terribile di Israfil e lì imparato la sapienza e la forza del popolo delle dune.

La leggenda orientale racconta che Israfil, l’Angelo ribelle che Allah fu costretto a cacciare dal Paradiso, obbligato a non lasciare la Terra, la percorra col suo seguito di Angeli ribelli, stanco del suo continuo errare – e che sollevi la sabbia con la sua collera impotente. Un’altra leggenda dice che l’angelo Israfil, al quale Dio ha affidato la Tromba pel giorno del Giudizio, vi soffia dentro per ammonire i peccatori e ricordar loro la immancabile fine, poiché quel soffio solleva la sabbia e costringe alla lotta per la vita le carovane in cammino. E così il terribile vento (che si chiama ghibli, simun, kamsin, a seconda delle regioni, ma che è lo stesso vento di desolazione) divien poetica leggenda invece di cattiva realtà.

Leda Rafanelli, Il ghibli, da L’Oasi. Romanzo arabo

[Il brano completo si può leggere a questo link]

Leda Rafanelli fa parte di una schiera di autrici italiane attive tra l’Otto e il Novecento, scrittrici misconosciute o quasi dimenticate, come Laudomia Bonanni, Virgilia D’Andrea, Paola Drigo, Maria Messina, Annie Vivanti e molte altre. Le loro parole – il loro sguardo, il loro pensiero - danno forma e respiro a visioni del mondo che dobbiamo conoscere e riconoscere, in questi tempi informi e senza respiro.

DA LEGGERE

  • Questo articolo del The Guardian sulla scrittrice afghana Homeira Qaderi risale al gennaio 2021: autrice di 7 libri, si consiglia la lettura del suo primo romanzo tradotto in inglese, Dancing in the Mosque: An Afghan Mother’s Letter to Her Son, un memoir in cui la protagonista racconta cosa significa essere una madre, una donna e una cittadina in un paese controllato dai talebani, sotto forma di una lunga lettera al figlio. L’articolo si apre ricordando le trattative di pace in corso all’epoca (gennaio 2021), sottolineando l’importanza e la delicatezza dei negoziati soprattutto per quanto riguarda i diritti dei cittadini e, in particolar modo, delle donne nel caso di una nuova presa di potere da parte dei talebani. La lettura di questo testo di Homeira Qaderi è consigliata per cercare di capire cosa vuol dire nascere donna in Afghanistan negli anni ‘80. Alla luce dei fatti più recenti, cosa è cambiato negli ultimi 40 anni? 

  • La newsletter di Elizabeth Strout 

  • Un’intervista a Leïla Slimani, autrice francese di origini marocchine il cui ultimo romanzo, Il paese degli altri (La nave di Teseo), è il primo di una trilogia su una famiglia franco-marocchina ambientato a partire dagli anni ‘40 del secolo scorso. 

  •  “Uomini o donne, pensavo che ciascuno può cavarsela; non mi rendevo conto che la femminilità fosse una situazione. Ho scritto tre romanzi, dei saggi, senza preoccuparmi della mia condizione di donna. Un giorno mi è venuta voglia di dare una spiegazione su me stessa. Ho cominciato a riflettere e mi sono accorta con una specie di sorpresa che la prima cosa che avrei dovuto dire era: sono una donna. L’intera mia formazione affettiva, intellettuale, è stata differente da quella di un uomo. Ho riflettuto su questo e mi sono detta: bisognerebbe vedere sul piano generale, e nei particolari, cosa significa essere donnaSimone de Beauvoir.

Su Doppiozero si parla della raccolta di scritti inediti di Simone de Beauvoir, La femminilità, una trappola, edito da l’Orma editore.

  • Una testimonianza della scrittrice Ubah Cristina Ali Farah - pubblicata nel 2015 - sulla guerra, la fuga dal proprio paese e l’accoglienza: da leggere e su cui riflettere, sempre attuale. 

  • Jenn Shelton è un’ultratrailer, tra i protagonisti del fortunato Born to run di Chris McDougall (in cui viene dipinta come un’atleta incredibile e scapestrata). Dieci mesi fa, a 38 anni, ha avuto un bambino. In duepost su Instagram racconta le difficoltà del post parto e le aspettative irreali che la società impone alle neomadri. Irreali persino per lei, capace di correre 100 miglia in meno di 15 ore.

DA GUARDARE

Visto che molte opere di queste autrici non sono ancora state tradotte dall’arabo, abbiamo fatto qualche ricerca e vi lasciamo un breve elenco dei titoli disponibili e reperibili in italiano/francese/inglese: 

  • Questo autunno Laban et confiture ou comment ma mère est devenue Libanaise di Lena Merhej dovrebbe uscire in traduzione italiana per Mesogea. Alcuni titoli in originale e in traduzione francese sono disponibili su Arabook e presso la libreria Tamu (se conoscete altre librerie specializzate, scriveteci!) 

  • Willis from Tunis: 10 ans et toujours vivant! di Nadia Khiari si trova abbastanza facilmente in traduzione francese (su Amazon e simili, sicuramente anche presso le librerie indipendenti) 

  • Hshouma. Manifesto per una liberazione sessuale di Zainab Fasiki è stato tradotto da pochissimo in italiano da 001 edizioni e si trova in tutti gli store online. 

  • Qahera è la super eroina creata da Deena Mohamed: sul suo sito l’autrice ha pubblicato le strisce sia in inglese che in arabo. La graphic novel SHUBEIK LUBEIK invece non è ancora stata tradotta. Per chi conosce l’arabo la prima parte è disponibile su Google Books (consigliamo di dare uno sguardo anche a chi non conosce l’arabo: i disegni e la narrazione visiva meritano ugualmente!)

DA ASCOLTARE

  • In un episodio del noto podcast The Daily del New York Times è spiegato molto bene cosa sta succedendo in Texas a proposito della nuova legge che impedisce alle donne di abortire dal momento in cui è possibile sentire il battito del cuore del feto (cioè all’incirca intorno alla sesta settimana). Una legge retrograda e disgustosa, a partire dal terribile sistema di delazione che prevede 10.000 dollari di “premio” per chi denuncia chiunque possa aver aiutato (in senso molto largo) una donna ad abortire dopo il suddetto termine. Per capire cosa possa voler dire per una donna essere costretta ad abortire clandestinamente consigliamo la lettura de L’evento di Annie Ernaux, da cui è stato tratto un film presentato al Festival di Venezia quest’anno (ne abbiamo parlato - del libro, non del film - qui). P.S. a San Marino, praticamente a casa nostra, l’aborto è ancora completamente illegale grazie a una legge del 1865: un referendum il prossimo 26 settembre potrebbe cambiare le cose.

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